L'alba.
Un istante prima della perfezione.
Esci di casa ed il cielo acciaio schiaccia la prospettiva della strada confinata dall'alternarsi di pareti ocra e corallo di case basse, implose, finestre piccole.
La pressione appena sopra la soglia minima che ti consente di stare in piedi.
Hai dormito...ma quanto hai dormito? un'enormità, da togliersi l'orologio dal polso e disinteressarsi della fiamma che lentamente ti consuma la vita.
Che coincidenza. Il treno. Sempre lo stesso. 7.07 AM. Riedizione rivista e corretta autunno 2007, dopo l'offerta lancio invernale. Vicine per temperature le due edizioni, lontane per intervallo di tempo.
Preso nel medesimo dormiveglia.
L'idrovora. Stai attenta all'idrovora.
Cambi a Prato e ti sembra di averci messo un secondo. Non ti piacciono gli occhi dei passeggeri in treno con te. Occhi di fame, occhi senza pace. Piattaforma 7. Mezzo giro su di te. Alta. Forte. Non ti serve stamattina.
Ma qual è il binario?
Arrivi a Bologna e ti senti in un altro mondo.
Ascolto i CSI e leggo Elitis...sì, ma, davvero dovrei pormelo come problema?
Dovrei davvero fare a minuscoli pezzetti ogni ora, ogni minuto, ogni sfumatura?
Certo. La catena. La catena del Valore. Sei tra Vernio e Monzuno e ricerchi la definizione. La riduzione a modello del processo di generazione del valore. Spezzettare, intermediare, aumentare i costi. Mentalizzare. Scindere. Scontattare.
Stavolta dici grazie, anche NO.
Non sto andando a sfracellarmi.
Questo treno ha una stazione che lo aspetta. Non una parete di cemento.
Respiri. Lunghi, profondi, per prendere tutta l'aria che c'è. Un oltraggio alla privazione che hai vissuto.
Occhi neri, occhi ardenti. Te la recitava quando eri al balcone un seminarista ucraino.
Tui gli dicevi strassnje e confondevi tristi con ardenti. Hai begli occhi, finalmente lo puoi vedere. Con un taglio un pò orientale ma niente di particolare.
Quello che c'è dentro, come in tutti gli occhi, è solo di chi li porta.
Oggi portano quell'alba. Quell'istante prima della perfezione.
Sotto la pelle, stai sotto la pelle.
Quando ancora non sai da dove arriva questo caldo, ritorni dentro la tua pelle, sotto la tua pelle e chiami a raccolta il sangue.
La pressione scende. Meno male che hai tirati giù gli occhiali da sole. E hai dello zucchero per fare coercizione.
Ma non vuoi nasconderti. Non hai paura di farti male. Non hai paura di farti bene. Non hai paura di prenderti la vita che ti spetta nonostante l'inculcacta fede nell'autodistruzione.
E vai di corsa in ufficio a cercare un racconto di un anno prima che ti aveva fatto ridere e piangere.
Narciso Cannibale di A.Celestini
"Loredana e Silvio mi raccontano una leggenda del loro paese dove c'era un oste che uccideva i bambini e serviva in tavola degli ottimi fegatini. Una voce avvertì la moglie di scappare coi propri figli sulla montagna di Cantalupo e quando arrivò in cima vide l'osteria sprofondare con tutto il marito. In quel luogo oggi c'è un laghetto che in certe giornate sembra tingersi di rosso per il sangue delle piccole vittime.
E sono molte le fiabe e le leggende in cui si parla di bambini mangiati come Cappuccetto Rosso o Hansel&Gretel. Probabilmente hanno una radice in una pratica che ha una storia piuttosto recente. Juan Gines de Sepulveda a metà del XVI sec parlava propio del cannibalisimo di certi nativi americani per sostenere la loro inferiorità e giustificare il genocidio di cui erano vittime. Eppure nello stesso tempo in Francia alcuni testimoni raccontano di aver visto vendere al mercato cuori umani arrostiti. Forse nasce propio da queste storie e leggende un racconto che il visionario scrittore.
Andrea Pesce ha pubblicato recentemente su una rivista enigmistica un racconto intitolandolo NARCISO CANNIBALE. I suoi protagonisti, Marinella e Nicola vivono sempre in situazioni di completo isolamento e in questo racconto sono chiusi in casa malati di depressione. La mattina si specchiano e le loro immagini riflesse si animano ed escono fuori casa per vivere la vita al posto loro. Vanno in ufficio, pagano le tasse, parcheggiano in divieto di sosta come qualsiasi cittadino rispettabile. Poi la sera tornano a casa. Al rientro, i veri Marinella e Nicola li uccidono e li mangiano.
Dopo qualche mese Marinella inizia una dieta e decide si mangiarsi solo il proprio doppio del martedì che è queello più affascinante perchè il martedì è il giorno del parrucchiere. Il resto delle Marinelle giornaliere se le deve mangiare Nicola. Mangiare se stesso e la propria consorte ogni giorno lo fa ingrassare. E più la sua stazza aumenta più il suo doppio diventa grosso. Così Nicola incomincia a mangiare i cloni di Marinella solo a fine settimana ma quelli aumentano invadendo la loro casa al termine di ogni giornata.
La Marinella del Lunedì ha l'ansia da inizio-settimana per sette giorni di seguito, quella del Mercoledì è invidiosa di quella del Sabato perchè è imprigionta nel giorno in cui ha esaurito l'energia ricaricata nella Domenica precedente...e quella successiva sembra un miraggio. Quella del Giovedì sta sempre in edicola a cercare i Viaggi di Repubblica, quella del giorno successivo mangia solo pesce, quella del Sabato ha addosso l'invidia di tutte perchè si gode due giorni di vita senza lavorare e quella della Domenica si sveglia tardi e non pulisce casa.
Ma una domenica di Ottobre Nicola si mangia per sbaglio anche la moglie vera e resta solo con il suo doppio che ogni giorno salta fuori dallo specchio e va a vivere la sua vita.
La storia finisce con il protagonita superstite che diventa vegetariano. Vegetaraiano nell'alimentazione ma anche nelle amicizie. La sua casa è ogni giorno più affollata di nuovi Nicola stipati ovunque che parlano con carote, peperoni e piante grasse."
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