Una lettera al più caro amico di 4 anni fa. Quattro giri intorno al sole e una parte di me che non esiste più, perchè ha cessato di sanguinare e ha ripreso a respirare. Una parte di me che merita rispetto e voglio abbracciare. Sempre.
Carissimo,
Carissimo,
proprio non ce la faccio ad attendere fino a venerdì. Sento di doverti dire ora le cose più impellenti, nella speranza che non restino troppo nero su bianco, o che superino il muro di dover usare la voce per dirle.
Non lo so.
Ti ho detto che ho trovato una gran bella casa. Vuota. Non è ancora finita. Sembra la possibilità di un'altra vita, il dolore di una nuova nuova dentizione a 26 anni. Piuttosto spiazzante la possibilità e la sensazione oramai quasi dimenticate di ripartire da zero liberi, leggeri, senza costrizioni, senza doversi adattare all'ennesimo compromesso, senza doversi forzare in compagnie che non ci appartengono e finiscono con il riuscire a distorcere anche le nostre solitudini.
è tutta bianca la mia nuova casa: con una grandissima finestra che dà sui tetti rossi di Bologna, in un palazzo che nasconde un giardino segreto, con un pavimento di legno marrone caldo e profumato.
Sembra Natale....
Sembra quando le parole arrivavano a fiumi senza poterle interrompere o quando la voce scoppiava in gola pur di poter uscire, e se era costretta a tacere mi si scioglieva il sangue nelle vene, e pensavo che la mia voce era tutto quello che avevo.
.... non ne ho più tantissima, e una buona metà devio impiegarla per le comunicazioni di servizio. Mi restano le mani, gli occhi, il fiato, lo stomaco.
Non so questo giovedì ritornerò al mio piccolo circolo degli orrori e non so se se ho fatto bene a ricominciare a frequentarlo.
Non so questo giovedì ritornerò al mio piccolo circolo degli orrori e non so se se ho fatto bene a ricominciare a frequentarlo.
Andare lì è un pò come vedersi in uno specchio che restituisce un'immagine agli ultravioletti dei relitti, delle funi, delle cicatrici, delle bare dimanticate negli armadi.
Ci si sente vecchi di tanti anni di più dopo e non sai come, non sai quando è che hai chiuso gli occhi e la tua vita è cambiata senza che te accorgessi, e hai chiamato impegno un falso opportunismo, e amore una malattia.
Dunque, ho il lavoro, e il vortice nel quale preferisco imparare a sopravvivere piuttosto che vegetare ma che mi ha tolto la voce, e tiene il fiato in gola legato ad istante interminabile di attesa, di muri che devono cadere, di pregiudizi che non cadranno mai, di limiti che devo spingere. Ecco.
Ci si sente vecchi di tanti anni di più dopo e non sai come, non sai quando è che hai chiuso gli occhi e la tua vita è cambiata senza che te accorgessi, e hai chiamato impegno un falso opportunismo, e amore una malattia.
Dunque, ho il lavoro, e il vortice nel quale preferisco imparare a sopravvivere piuttosto che vegetare ma che mi ha tolto la voce, e tiene il fiato in gola legato ad istante interminabile di attesa, di muri che devono cadere, di pregiudizi che non cadranno mai, di limiti che devo spingere. Ecco.
Come ci si sente dentro. Sola fuori e dentro, senza voce.
Nemmeno stonata: chi stona canta, chi stona conta come tutto il coro di vili pecore che fingono d conoscere le parole o le sanno o le insegnano, mentre io sono incapace di dire la metà dei miei versi, e vado a prendermi il mio futuro di velenoso silenzio in punta di piedi.
Nemmeno stonata: chi stona canta, chi stona conta come tutto il coro di vili pecore che fingono d conoscere le parole o le sanno o le insegnano, mentre io sono incapace di dire la metà dei miei versi, e vado a prendermi il mio futuro di velenoso silenzio in punta di piedi.
Ivan, io non lo so se dove arriva la sopportazione di un amico perchè non ho mai chiesto. Lo sai che ho una grande difficoltà a parlare dei miei problemi e che generalmente, da buona elefantessa quale sono, preferisco andare a morire da sola le mie morti senza confermarmi per quello che sono anche rispetto agli amici - umana, replicabile, forse colpevole.
Una volta mi hai detto che gioco a nascondermi dietro le parole. Spero che stavolta capirai che, quando le parole si nascondono dietro di me, restano le mie mani storpiette che provano a farne una treccia, dei binari di acciaio su cui camminano le vicende di questa vita, sussurranti e urlanti nell'unica voce eterna, il vento.
Nessun commento:
Posta un commento