Perdonate lo sfogo, ma non so se ridere o piangere.
Sono su uno spazio critico, senza scomodare Virilio - non posso fare nomi, nè descrivere fatti e situazioni come reali. Ma se adesso volessi raccontarvi una storia sarebbe palesemente autobiografica e rischierei di compromettere altre persone la cui descrizione delle eroiche gesta potrebbe far risalire alla reale identità.
Beh, in qualche modo dovrò raccontarla. Perchè trovo sia molto istruttiva.
Ricoradate la missione impossibile di sabato? Bene.
Chiusa la pratica, compio 30 anni e me ne sto in silenzio, ad abbracciare la coscienza e le emozioni che dentro di me stanno cambiando forma, spessore e sfumatura.
E la vita è riuscita a stupirmi anche stavolta. Dopo l'interruzione delle comunicazioni risalente allo scorso sabato inizio il lunedì con un messaggio email del prodigo migliore amico della fonte del mio transitorio disorientamento, il quale, ben lungi dall'essere amico mio, ha ritenuto comunque opportuno precisare a me che era dispiaciuto degli accadimenti occorsi, che il suo fraterno amico non è l'incarnazione della malvagità ma che, addirittura, mi vuole un bene dell'anima. A prescindere dal fatto che dubito si possa volere un bene dell'anima a qualcuno che ancora non si conosce per chi è, a seguito di questo messaggio mi è....venuto il latte alle ginocchia.
E per diversi motivi. Tra cui, non trascurabile a mio avviso, il fatto che a scrivere fosse il premuroso amico e non la persona direttamente interessata - dove tengo a precisare che, tra entrambi, siamo di fronte a be 70 anni di vita e che, tra i due, c'è una differenza di soli 4 anni.
Non occorre ricorrere al pensiero laterale per fare una botta di conti. Il messaggio email non ha alcuna funzione se non quella di intervenire nella vita dell'amico poco stimato, dal momento che non lo si ritiene all'altezza di gestire autonomamente la situazione.
Capita. Generalmente fino ai 12 anni, quando tra due amici - e forse più frequentemente tra due amiche - il naturale rapporto di amicizia oscilla incontrollato tra identificazione e rifiuto, tra desiderio di primeggiare e desiderio di annullarsi nell'altro, di lasciarsene assorbire. Al punto che l'amicizia perde il carattere spontaneo di generosità, disinteresse e volere il bene dell'altro per diventare una banale e morbosa realzione di potere.
Sono scivolata senza spiegarmi. Ma è questo che mi ha fatto male. Come è possibile che un ultratrentenne apparentemente evoluto si arroghi il diritto - a patto che l'altra parte ne sia ignara - di dover dire la sua in una situazione che non gli appartiene? E' il genitore verso il bambino, non è l'amico. E' il rafforzamento del proprio sintomo patologico, non è l'amico.
E' morboso. E' immaturo. E' da pusillanime. Non c'è niente di umano. E' come se tutto il bello che abbia visto di questa persona, una volta appurato che è intrappolato dalla paura, abbia acquisito una nuova dimensione - di ineluttabilità.
Confesso che una parte di me è ottimista e vuole credere che l'amico sia amico veramente e abbia agito per puro disinteresse e affetto per l'amico. Poi mi chiedo...io cosa avrei fatto? La verità è che ritengo i miei amici perfettamente in grado di gestire la loro vita ed anche nel momento di difficoltà - o di fronte ad una evidente incapacità di prendersi cura di loro stessi - cerco di sostenerli senza mai togliere loro l'arbitrio e l'agito. Mi è capitato, e lo dico senza vergogna che in più di un'occasione abbia desiderato fare del male fisicamente ad un uomo che tormentava gravemente una delle mie più care amiche.
Nonostante sapessi che fosse giusto, non ho preso iniziative in tal senso. Mai. E lungi da me la vigliaccheria - non aspettavo altro!!! Il punto è che all'amica io ho voluto dare fiducia. Ma questa è un'altra lunghissima storia e adesso sono stanca.
Insomma, non so se piangere o ridere. E' davvero questo il panorama maschile standard con il quale mi devo confrontare? Una pletora di inetti bloccati in un trauma adolescenziale??!!
Ah....non ho dubbi, la vita mi stupirà anche stavolta.
2 commenti:
Tesoruccia, la vita è piena di gente che non riesce a chiedere scusa, o a spiegarsi, o ad ammettere di aver sbagliato nelle sue valutazioni! l'analisi del panorama maschile è la seguente: sono tutti dei grandi egoisti, attaccatissimi ai loro benefits di trentenni che vivono ancora in casa o da poco da soli, concentrati sulla loro carriera, sui loro hobbies, sul loro sport, sulla serata solo maschi, su qualsiasi cosa implichi una loro soddisfazione diretta, mai mediata. Tipo la soddisfazione di realizzare con una donna un progetto di vita. E mi fa rabbia, perchè più le vivo, queste situazioni, più mi rendo conto che è quasi impossibile raggiungere una situazione di serenità con tali soggetti. Personalmente mi sento sempre in oscillazione fra la contentezza di avere compagnia fissa, che non è poco, ai nostri tempi, e la consapevolezza che per me non è un sacrificio, mentre per l'altra parte, un pochino si. e non perchè non ci siano sentimenti ad unirci, ma perchè è così: una serata tra amici è sempre meglio di una con la morosa, anche se non lo si vuole ammettere. Che si deve fare? Penso che la maggior parte delle donne trentenni si prenda per culo da sola...continuerò domani!
Ciao, continuo! dicevo, secondo me le donne si prendono in giro da sole dicendo che anche per loro è una gran figata stare tra amici, ma mentono. e ti dico perchè. ho vissuto il mio primo vero amore a 20 anni, totalizzante, bellissimo, emozionante. avevo messo da parte molto di me stessa, non sapevo fosse sbagliato e che bruciarmi la terra intorno mi avrebbe danneggiato. così è stato, e quando la storia è finita ho dovuto ricominciare tutto da capo, è stato lungo e difficile. quando ne sono venuta fuori ho giurato a me stessa che mai sarebbe accaduto di nuovo, che avrei dovuto creare un mio mondo intoccabile, fatto di amici e di interessi indipendenti da quelli del mio eventuale futuro compagno. CI sono sempre riuscita da allora, ma mi è costato tanta fatica, soprattutto perchè quando si è innamorati si vuole condividere tutto, e se si è una donna innamorata, a partire da una certa età, si vuole condividere un progetto. Secondo me le donne che dicono che anche loro si divertono di più con gli amici sono semplicemete ipocrite. Secondo me noi rosichiamo quando loro escono con gli amici e fanno le 5, perchè quel tipo di complicità spensierata con noi non la avranno mai. perchè, pur essendo le loro amatissime compagne, coloro con le quali condividere la quotidianità, i problemi e tutto quello che ci piomba addosso ogni giorno, noi non potremo mai capire il senso dei loro commenti sullo sport, sulle loro prestazioni sportive, dei loro gusti musicali, per non parlare dei commenti sulle donne, sulle macchine, su tutto quello che vorrebbero possedere e comprare con i loro soldi, i discorsi sulle loro carriere. Noi donne non saremo mai allineate col loro cervello, e meno male, dico io, siamo due parti complementari di un intero- non dico nemmeno due metà, perchè secondo me siamo decisamente più "voluminose", quindi ci compensiamo reciprocamente. Ma allora basta col dire "ah, meno male che venerdì sera esce con gli amici, va a mangiare, bere e ballare senza di me lasciandomi finalmente sola in casa, dopo una settimana che lavoro, non sapevo proprio come dirgli che non mi andava di far nulla"!!! ma che cazzata! Se abbiamo così voglia che lui condivida con noi solo le pallosità della quotidianità, non stiamo a posto con la testa, oppure non abbiamo il coraggio di ammettere che dobbiamo concedergli, ogni tanto, del sano svago al maschile, fatto di spensieratezza, di rutti, di risate, di commenti alle altre donne - perchè io non ci credo che se esce con amici single non sia coinvolto nella grande caccia, sia pure solo come spalla dell'amico più imbranato- di racconti e gesta di maschi, insomma. dall'operaio all'imprenditore, in una sera con amici, sono tutti sboroni uguali.
E noi donne non siamo capaci di creare quella complicità! Abbiamo le amiche fidatissime con cui condividere sentimenti più intimi dello stupore per il nuovo esercizio addominale indicato su men's health, ma quelle punte di goliardia, spensieratezza e cazzeggio non le raggiungiamo, se non in situazioni super speciali!
Ehm---sono uscita fuori tema.
Comunque
Gli uomini non sono fatti per essere all'altezza dei nostri più intimi smottamenti del cuore...ci adorano, ci amano, ma non potranno mai essere alla nostra altezza.
Detto questo, un uomo che aspetta un mese per chiarire la sua posizione e solo dopo uno stimolo così diretto, per me è un mezzo uomo. Ma stai certa che una persona così ha più problemi di te...
i maschi non son perfetti, ma li capisci subito: sta alla tua maturità indirizzare il rapporto.
Come al solito, partorire, anche decisioni e prospettive, spetta a noi.
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