Grazie, cumpagn mì, la lista è pronta e la finestra è finalmente aperta.
Cara Emilia,
con tutto il calore dei nostri abbracci e con tutta la confidenza che in questi lunghi anni mi sono guadagnato, ti scrivo una e-mail di auguri un po’ stronza. Sicuro che non me ne vorrai male ma che, al contrario, continuerai a volermi bene così come io ne voglio a te.
C’è una usanza napoletana che oggi dovresti fare tua. E mi scuso se il mio appunto arriva con 12 ore di ritardo.
Aprire la finestra e gettare di sotto tutte le robe vecchie. Perché quello che è fatto è fatto, quello che hai visto e vissuto è andato via per sempre e non si deve fare altro che guardare avanti.
Questi miei auguri (colpevolmente in ritardo ma spero ancora graditi) sono un po’ un invito ad essere programmatici. Brutta parola, lo riconosco, che per me vuol dire: “da adesso a 10 anni voglio fare questo e quello, voglio vedere questi posti e non quelli, voglio frequentare solo queste persone o conoscere solo persone diverse da quelle che ho incontrato finora, voglio arrivare lì e fermarmi là.”
La lista falla adesso. Staccati dalla tastiera, prendi un pezzo di carta e una penna e vattene al bar sotto l’ufficio.
Poi piegala bene e mettitela in una tasca segreta.
Torna su, alle 4 manda gentilmente affanculo il tuo capo e torna a casa.
Preparati per la festa.
Divertiti.
E da domani in poi comincia a tenere una finestra sempre aperta per ogni evenienza.
Con amore
Ivan
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