Dovrei fermarmi un attimo e reiflettere. Scaramanticamente non sono brava a difendermi dall'ingiustizia e davvero nel tempo sono diventata intollerante a chi alza la voce e polemizza.
Il punto è che sto facendo fatica a trovare un buon motivo per discutere - se chiedo, chiedo nel tono sbagliato. Se la mia riposta non corrisponde alle attese, sono nervosa.
Mi sembra di avere di nuovo a che fare con mio padre: in ogni caso, per qualsiasi cosa, è capace di spostare il punto di una discussione con vaga tendenza ad attribuirti parole che non hai mai pronunciato nè pensato di pronunciare. Non conta quello che volevi dire tu, ma quello che percepisce il tuo interlocutore.
Avendo sempre subito questo meccanisno in cui se mi permetto - e dio bono oggi sono in grado di permettermi tutto ciò che mi sembra lecito - di fare un'osservazione e l'altra parte non gradisce trova il modo di aggredire pur di non rispondere, ho sempre cercato di discutere in modo che le reciproche posizioni, la mia e quella dell'interlocutore, fossero in discussione in funzione di un cambiamento a vantaggio di entrambi.
Non temere, non si tratta di coraggio, anzi. Forse di poca energia, poco tempo da perdere, in ogni caso non reggo la polemica. Ma che significa poi polemizzare? Stessa radice di polemòs, guerra.
Vediamo cosa trovo sul fido dizionario:
"Usare la polemica nel rapporto di relazione implica nell'intenzione di partenza una situazione di potere, dove il polemizzando non desidera raggiungere un accordo comune ma bensì vuole imporre la propria idea sull'altro, canuffandola come discussione.
La polemica nella comunicazione tra adulti è sempre negativa poichè rigira su circoli viziosi senza apportare nuove posizioni reciproche. Denote conflitti interiori non risolti e poca autostima che invece vengono attribuiti all'altro.
Al contrario nell'adolescenza la polemica serve ad uscire lentamente da un raporto di dipendenza dai genitori , in quanto causa una rottura degli schemi usuali di potere (il genitore sul figlio) e serve per rafforzare quast'ultimo nella sua identità. Lo scontro, seppure nel circolo vizioso, provoca nell'adolescente la possibilità di percorrere e ripercorrere un processo fino alla piena presa di coscienza adulta. E' lecito applicare coscientemente la polemica quando si promuove un processo di crescita inattuabile in altri modi; infatti è sempre da tenere in considerazione che la polemica causa nell'altro un irrigidimento ed una chiusura ulteriore con tempi che diventano molto più lunghi per la soluzione che si desidera raggiungere."
Fantastico. Qaulche suggerimento su come uscire dal circolo vizioso e neutralizzare il polemizzando? Sì perchè ho riscontrato che a far notare all'altro che si sta cadendo in una polemica, non cambia assolutaemnte nulla, anzi, l'interlocutore si infiamma ancora di più.
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