21 giu 2007

Altalene tra controllo ed euforia

Ed eccoci.
Apparentemente fuori dal tunnel dell'insalatina mista a base di ansia, vaghe paure e non quantificabili giraementi di testa. Me ne sto seduta e rifletto. E sento la gioia. Una delle cose che più mi stupisce di me - per fortuna sono ancora molte - è la capacità che ho di far diventare le cose quello che non sono. Le persone quello che non valgono. Ed è proprio questo il punto, o uno dei tanti. Capita solo a me? Non lo so. Non credo. Appartenendo alla polposa schiera di coloro che miscelano paura e coraggio salvo poi decidere solo sulla base dell'istinto viscerale, delle volte mi capita di credere che ci sia qualcosa di interessante nell'altro per poi completare il quadro come vorrei che fosse. Inutile dire 99 su 100 che il quadro è diverso. Non per questo deludente, o un brutto quadro, ma diverso. Devo ringraziare un carissimo amico per questa riflessione spuntata fuori stanotte al telefono, con me che boccheggiavo distesa sul mio letto tentando un approccio bradicardico all'esistenza in un habitat a 34° ed il mio amico seduto sul patio antistante casa, nella notte che io immagino immobile della bassa reggiana.
Sono qui. Ero lì e mi sono detta: Oooops, l'ho fatto di nuovo. Banale. Incasso e via andare.
Il punto non è tafazzarsi le palle per l'ennesima volta che mi lascio prendere la mano sull'onda dell'entusiasmo. Il punto è crescere da questa situazione.
Come su un'altalena oscillo tra la smania di controllo dello scibile e l'euforia di una totale deresponsabilizzazione degli accidenti che mi capitano. Non trovo il punto di equilibrio, o meglio non l'ho mai cercato. Ma la vostra pazza vuole stupirvi stavolta. Sì perchè, la procedura std di fronte ad un quadro che non è reale prevede che io cambi galleria d'arte o distolga indifferente o delusa lo sguardo da quel quadro poco incoraggiante. Stavolta io sto lì e anche se il quadro non è quello che credevo lo guarderò con sufficiente attenzione prima di decidere che non mi interessa. Mio dio, direte voi, semplice. Eh, no. Non per me. Niente di più facile che il mio prossimo post abbia per titolo: il quadro brutto o la tela inguardabile, ma almeno ci avrò provato. E fin quando ci provo sono ancora sulla buona strada per riuscire. Riuscire a fare che? Essere me stessa e reclamare il sacrosanto diritto di essere accettata e apprezzata per quello che sono. Senza strategie, senza trucchi che tanto non ne so fare. Chiaramente si parla di una persona che mi interessa. Ora cercherò di sentire quanto e perchè, che per me è un determinato e potente atto di coraggio. Fate il tifo per Daph, perchè è meno vigliacca di quello che sembra.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

cara, sopravvalutare o considerare gli altri migliori di noi, più bravi, brillanti e preziosi, è tipico di chi è insicuro. mi è capitato addirittura di pensare che il mio partner fosse più bello, più intelligente, che fosse troppo per me. "Cavolo, chissà perchè proprio io, con tutte le ragazze fantastiche che potrebbe avere!" Pensavo, se lui mi aveva scelta, io valevo qualcosa, e che se si stancava, era perchè io non ero più alla sua altezza o lui aveva scoperto i miei orribili difetti. Ora adotto un'altra strategia. Ora penso che siamo uguali e che entrambi abbiamo pregi e difetti. che se si litiga o non ci si comprende non è perchè io non sono all'altezza, ma perchè forse abbiamo la testa dura entrambi! e che se mi ama, lungi dal dipendere dalla mia perfezione, è perchè sono la sua debolezza, quindi, perfetto non lo è nemmeno lui!!! insomma...nessuno è meglio o peggio di noi...soprattutto il nostro lui/lei. Viva i difetti! se non ci fossero, saremmo ancora più soli!

Anonimo ha detto...

il quadro, la tela , il velo....prova a guardarli da dietro, o a romperli, a fargli dei fori per guardare oltre.
Eppoi vivaddio uno è come è , ed è bello così.Perchè chi finge alla fine salta fuori e alla fine so' dolori.
Munastero e santachiaraaaaaaaaa, tengo o'core scure scure....
Il tuo compagno di banco