13 mag 2008

Appuntamento ai piedi del vulcano

Sei stata mia madre.

La donna che mi ha nutrito. La radice che mi ha abbandonato.


Sei stato mio padre.

L’uomo che mi ha insegnato. Il pugno che mi ha rotto il naso.


Sei stato mio fratello. Il compagno di giochi.

Sei stata mia sorella. La custodia di ogni segreto.

Sei stato l’uomo che amato alla follia.

Il fardello più grande di un’apolide testarda che non esiste più.


Ti spio di nascosto quando tu non sai che ti sto osservando.

Ti leggo sui giornali che ti vogliono deceduto, decaduto, divorato dalle lotte del potere.

Ti seguo nella voce di ogni sconosciuto che intercetto per strada, solo perché mi ricorda la tua.

Ti mangio ogni giorno illudendomi che a imbastire il pasto che mi hai insegnato mi ritorni nelle viscere anche il tuo calore.

Ti saluto ogni mattina quando guardandomi allo specchio ritrovo il tatuaggio genetico che mi hai lasciato.

Ti sogno di notte grondante di pioggia, carico di sole, disteso indolente a farti passare addosso gli anni.


Non un giorno da quando sono partita ho cessato di pensarti.

Sei attaccato alle viscere e brancoli nella mente.

Sei nel sangue che spargo ogni mese e nel sudore che disperdo.

Sei sotto la pelle a ruggire salvezza.

Sei stata la rabbia che chiede servi.

Oggi sei la pace che mi fa libera.


Voglio ri-conoscerti.

E voglio che tu ri-conosca me.

Mi trovo davanti alla tua porta di mare a chiederti di lasciare nell’acqua quel patto di nascita.

Sono qui, alle tue falde, a dirti che quel contratto col sangue è stato veleno smaltito.

Sono qui con la mani aperte a chiederti di aprire le tue.

A cercarti per sentire se posso essere per te e tu puoi essere per me.


Emilia. Napoli.

Tra di noi un punto da ridefinire.

1 commento:

Pasquale Orlando ha detto...

ricambio volentieri il link perchè bisogna mettere un pò di poesia e anima anche nelle questioni eco-socio-politiche etc.
complimenti